Covid-19: il ruolo della fisioterapia

La prima cosa da tenere presente, se parliamo di COVID 19, è che siamo di fronte a una malattia altamente debilitante per molte persone.

La polmonite interstiziale che la caratterizza causa difficoltà respiratorie, astenia e difficoltà di movimento; se a ciò si aggiunge un periodo di allettamento o di ricovero con respiratori invasivi, i deficit che permangono nell’organismo sono deleteri e richiedono un lungo periodo di riabilitazione.

Ciò che ancora non è stato studiato e non viene ancora evidenziato è come anche una forma “leggera” di infezione da COVID possa lasciare nei soggetti – anche se clinicamente guariti – dei disturbi. Il sintomo che più spesso viene menzionato è la sensazione di fatica eccessiva, una stanchezza sempre presente, anche al mattino appena svegli, che, in ambito scientifico, viene definita fatigue. La fatigue è una malattia tipica anche del malato oncologico e recenti studi dimostrano come l’esercizio fisico sia una delle terapie ad avere un maggior impatto sul miglioramento della qualità della vita dei pazienti affetti.

L’importanza della riabilitazione

Per i pazienti affetti da forme gravi di polmonite interstiziali, con sintomi respiratori importanti e ricoveri prolungati in terapia intensiva, sarà necessario effettuare un periodo di riabilitazione respiratoria intensiva con un monitoraggio continuo dei parametri da parte di personale sanitario e una ripresa graduale all’attività. I sintomi più comuni sono dispnea, ovvero la mancanza di fiato, e il decondizionamento fisico. Queste due condizioni cliniche sono strettamente correlate e si potrebbero definire come un ciclo vizioso: tale riduzione dell’attività fisica si associa a una progressiva riduzione del metabolismo ossidativo dei muscoli scheletrici, con conseguente diminuzione del trofismo e della forza dei muscoli scheletrici; a sua volta, il decondizionamento fisico aumenta la dispnea perché il muscolo scheletrico ipotrofico produce più anidride carbonica e idrogenioni che a loro volta sono causa di iperventilazione, mettendo in crisi il sistema respiratorio che non riesce ad accomodare tale aumento a causa della sua malattia cronica.

Questa spirale è rinforzata da concause spesso associate come ansietà e sindrome depressiva. Il risultato è lo sviluppo di disabilità e di perdita di autonomia, limitazione delle performance nella vita quotidiana e conseguente diminuzione della qualità della vita. Su questa base, la fisioterapia respiratoria aiuta a rompere la spirale dispnea-decondizionamento fisico con interventi mirati a migliorare da una parte la funzione ventilatoria come il drenaggio delle secrezioni bronchiali e la pressione positiva e dall’altra la funzione dei muscoli scheletrici e respiratori. Per i pazienti invece con sintomi più “lievi” e non ricoverati in ospedale, è importante riprendere a effettuare le attività della vita quotidiana nel più breve tempo possibile e senza quei sintomi che “persistono nel tempo”.

In letteratura si evidenzia come uno dei trattamenti più efficaci per ridurre la fatigue sia l’esercizio fisico; svolgendo regolarmente attività fisica si induce un miglioramento significativo della capacità aerobica, della forza muscolare e della qualità della vita. Nel caso specifico di fatigue correlata a coronavirus non esistono ancora delle linee guida in letteratura, in quanto spesso i casi clinici sono diversi e la sintomatologia persistente non è la stessa per tutti i pazienti. È raccomandato rivolgersi a dei professionisti per stilare un protocollo personalizzato inerente alla condizione clinica del singolo.

Contattate lo staff di Iphysio per ulteriori informazioni o dubbi inerenti a questo importante argomento!

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